News su Lavoro

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  1. E’ stata pubblicata dall’INPS la circolare n. 66 del 2019, contenente le tabelle da prendere a riferimento per verificare la fascia reddituale e gli importi spettanti a titolo di assegno per il nucleo familiare, a partire dal prossimo mese di luglio. La rivalutazione è stata operata dall’Istituto sulla base dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, calcolato dall'ISTAT. Su questi valori l’INPS si baserò per determinare, con la nuova procedura in vigore dall’1 aprile 2019, gli importi erogabili ai lavoratori richiedenti.
  2. Con il messaggio n. 1908 del 2019, l’INPS fa sapere che la piattaforma delle prestazioni occasionali, già in uso per il libretto famiglia, è stata implementata al fine di consentire la gestione di pratiche particolari quali il decesso del committente o l’erogazione delle somme dovute per prestazioni che sono state svolte ma non fatturate al dante causa.
  3. Introdurre per legge un salario minimo orario. E’ l’obiettivo del disegno di legge in discussione in Senato che ne fissa il limite a 9,00 euro lordi orari. Ma la questione richiede chiarimenti. I dati INPS rivelano che circa il 22% dei lavoratori regolarmente occupati percepisce meno di 9 euro all’ora. E’ una percentuale elevata, che ovviamente costringerebbe molte imprese ad adeguare i salari più bassi e a rivedere la retribuzione di quanti si collocano poco al di sopra del livello di legge, con buona pace per la professionalità acquisita. Una riforma che si preannuncia molto complessa. Dove penderà l’ago della bilancia?
  4. La Corte costituzionale ritiene che l’accertamento dei contributi previdenziali agricoli basato non più su criteri presuntivi, ma sulla stima tecnica del fabbisogno di manodopera dell’azienda non pregiudica la tutela previdenziale dei lavoratori e non viola i principi di uguaglianza e di ragionevolezza e che l’imposizione di contributi previdenziali in assenza della previa individuazione dei lavoratori utilizzati, non converte di fatto l’obbligazione contributiva né in una sanzione né in un tributo. Il sistema contributivo contestato costituisce una misura antielusiva e non ha natura sanzionatoria.
  5. Il datore di lavoro non può adibire al lavoro le donne durante i 2 mesi precedenti la data presunta del parto e, se il parto avviene oltre tale data, per il periodo che intercorre tra la data presunta e la data effettiva del parto. Il divieto si estende, inoltre, ai 3 mesi successivi al parto e agli ulteriori giorni non goduti prima del parto, se avvenuto in data anticipata rispetto alla data presunta. In alternativa, è riconosciuta alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l'evento del parto ed entro i 5 mesi successivi. Quali congedi sono, invece, previsti per il padre lavoratore?